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lunedì 5 dicembre 2016

NICO ZANUTTI: IL RIDER FREE CHE SE LA GIOCA CON I PRO






Conosco Nico da diversi anni, precisamente da quando con FashionAndBikes decisi di sponsorizzarlo con i prodotti Loaded.
All'epoca era un giovane promettente con tanto stile che iniziava a farsi largo nel mondo dei contest internazionali.
Nico non è un "pro", girare in bici non è il suo lavoro. Nico è un ragazzo concreto animato da tanta passione e tanta tenacia per raggiungere gli obbiettivi prefissati.
Insomma, uno di poche parole ma molto solido sulle tracks. 
Delle caratteristiche che secondo me sono da esempio per tutti i giovani che si affacciano al settore gravity.
Per questo motivo, merita un posto di tutto rispetto nella gallery personaggi di questo blog.
A voi l'intervista, vi lascio scoprire e valutare le sue parole.

1) Quando ti conobbi nel 2013 eri un giovane rider con tanto stile che iniziava ad avvicinarsi ai contest freeride internazionali. Da allora di strada ne hai fatta, quali sono state le partecipazioni più importanti in questi anni ed ovviamente quelle che ti hanno dato più soddisfazioni? Raccontaci un po del Nico rider.

Ciao Fabio! Di tempo ne è passato un bel po, quasi 4 anni, dove ho avuto la possibilità di girare in diversi park e misurarmi in diversi contest come il Suzuki Nine knights (QUI IL SUO VIDEO), che reputo una grossa sfida per un rider italiano (una linea così tecnica e con un numero elevato di salti consecutivi), ho avuto l'occasione di partecipare anche all’ultima edizione del Chatel Mountain Style, contest ad invito.

2) Il freeride (uso questo termine riferendomi alla classificazione FMB) è una disciplina che richiede allenamento e la costante ricerca della perfezione. Come si inizia? Quali strutture o posti esistono in Italia per iniziare? Se è possibile ci puoi dire quali sono i fondamenti tecnici da cui partire e quale è il primo trick che possiamo imparare.

Attualmente nel nord Italia ci sono un sacco di strutture che consentono di avvicinarsi a questa specialità come ad esempio il Monza Pizza Bikepark, cresciuto dalla forte passione di Torquato Testa, Diego Caverzasi, Filippo Proserpio e altri soci.
Esiste anche una struttura a Maggiora, realtà che negli ultimi 2 anni sta credendo molto in questo sport, che si è concretizzata con un bike park per qualsiasi livello di riding.
Oltre ai citati, sono in sviluppo numerosi park in tutto il nord, dal Pinewood (park indoor) al TK, un piccolo trail alle porte di milano dove 8 anni fa ho iniziato il mio percorso.
Come si inizia è differente da persona a persona, è difficile spiegarlo.
Penso che grazie a queste strutture un rider neofita, nel 2017, abbia più semplicità nel crescere progressivamente e sviluppare in tutta sicurezza le sue capacità.
Direi che prima di cimentarsi nell'apprendimento dei trick è importante riuscire ad avere il pieno controllo della bici.
Penso che sia un aspetto molto sottovalutato, insieme alla capacità di staccare parti del corpo dal mezzo.
Credo che i trick più facili possano essere i one hand e one foot, seguiti dalle loro varianti di no hand suicide e no foot/no foot cancan.

3) Come detto, hai la fortuna di confrontarti con atleti internazionali. Secondo te a che livello è il freeride italiano? Cosa noti di differente, anche rispetto a te, nella preparazione e nell'approccio ai contest da parte di quelli che vengono definiti "pro"?

Il livello italiano è sicuramente in crescita e sicuramente punta altri obbiettivi rispetto a 3-4 anni fa.
Noto un sacco di ragazzini che si stanno appassionando a questo sport, seppur molto meno rispetto al resto d'Europa, tuttavia, sono numeri più che considerevoli ripensando a qualche anno fa.
Ognuno di noi vorrebbe riuscire a migliorarsi sempre di più e trasformare questa passione sulle ruote in un lavoro, riuscire a diventare un "pro".
In merito, io vorrei dire la mia opinione: in questi anni di contest e confronti internazionali mi sono reso conto che non è tutto oro quello che luccica.
Essere un pro rider non significa diventare immune ad un calo, si è costantemente sotto sforzo fisico e mentale per mantenere il livello che si è ottenuto e doversi confrontare con altri atleti del tuo stesso livello,con la pressione di sponsor e di chi crede in te.
Insomma, tanti onori ma anche tanti oneri.

4) In Italia è possibile diventare un "pro", ovvero riuscire a vivere del tuo sport?

E' davvero dura, non so quanti rider si possano definire "pro" in italia, forse si possono contare sulle dita delle mani.

5) Da tanti anni la tua immagine è associata ai Mystic Freeride ed al marchio Scott. Le sponsorizzazioni sono importanti. Come si fa ad ottenerle? Raccontaci la tua esperienza.

Sono legato a Mysticfreeride da ormai 7 anni, sono davvero entusiasta del percorso che abbiamo affrontato insieme e della crescita che siamo riusciti ad ottenere, sono stati i primi ragazzi a credere in me, nonostante avessi solo 14 anni e tanta passione! Ovviamente ci sono stati alti e bassi, ma, si guarda sempre al futuro e siamo sempre carichi!
Da 2 anni a questa parte sono legato a Scott Sport Italia direttamente, collaborando in pieno con mysticfreeride.
Esistono diverse sponsorizzazioni, ognuna delle quali punta su diversi aspetti di te, come la pubblicità, il rendimento, la personalità e ovviamente i risultati.
In questi anni di sport sono stato seguito da Adidas Eyewear, Loaded, Scott e tanti altri.

6) Oltre al freeride, pratichi anche dh a livello agonistico. Cosa accomuna le due discipline e, soprattutto, come è andata la stagione?

Ho sempre cercato di abbinare le due discipline nel migliore dei modi, anche se personalmente preferisco girare per il semplice motivo di divertirsi, piuttosto che puntare al cronometro.
In questa stagione non sono riuscito a ottenere i risultati che mi aspettavo, forse per mancanza di testa, o forse per mancanza di riuscire a trovare un obbiettivo nelle gare di dh.


7) Da qualche anno tieni corsi di guida, in particolare, sei un ottimo insegnante per i corsi sui salti. Sappiamo bene che il salto è una componente fondamentale delle discipline gravity e non riuscire a farlo vuol dire privarsi di una buona parte del godimento del nostro sport. Dalla tua esperienza sul campo, a cosa è dovuta la paura di affrontare un salto? Quale è l'atteggiamento mentale che un rider deve possedere prima di affrontarlo?

La paura di affrontare un salto è dovuta dalla mancanza di controllo di noi stessi sulla bici, ciò non vuol dire che se ne abbiamo non cadremo più, ma, sicuramente sapremo come gestire la situazione e sapremo come comportarci una volta in aria.
La paura di affrontare un salto c'è sempre, dal saltino più stupido, che non va mai sottovalutato, al super gap da 7-8 metri in su.
E' tutta una questione mentale, una questione di testa e di concentrazione.
E' capitato più volta ai corsi di dover fermare ragazzi che non riuscivano a capire il pericolo del salto o che sottovalutavano la velocità e la fase aerea.
Per effettuare un salto bisogna essere tranquilli, so che non saremo mai tranquilli al 100% ma, bisogna cercare di essere rilassati e sicuri di se, perché se c'è il beneficio del dubbio non andrà mai a buon fine.
Come spiego ai miei corsisti è importante affrontare un salto in tranquillità e focalizzarsi metri e metri prima su quello che andremo a fare, cercando di non correggere la bici con frenate improvvise o pedalate all'ultimo secondo.

8) Hai mai paura di cadere prima di eseguire un trick o misurarti in gara? Che importanza ha la componente "paura" e in che modo si riesce a gestirla a proprio favore?

Personalmente la paura mi frega tantissimo: ho difficilmente paura di affrontare un salto, ma quando ne ho, è meglio se mi fermo e lo esamino a 200% per capire il motivo e capire se il salto è alla mia portata.
Mi è capitato molte volte di tornare a casa con l'amaro in bocca per non essere riuscito a far qualcosa, un salto, una linea o un passaggio come volevo io.
La paura è normale, se non si ha paura, ogni salto si è per terra, perché non si capisce la sottile linea tra il fare il salto per capacità (quindi saperlo fare) o fare il salto per spavalderia e come va va.

9) Sei anche un pasticcere professionista. Credo che la cosa a molti che ti conoscono nelle vesti di atleta faccia un po strano. Il tuo lavoro è anche una tua passione? Mi spiego: per te quanto è importante la passione in ciò che si fa?

Sono una persona molto motivata dalla passione, dalla passione per le 2 ruote ad un altra passione che ancora oggi non so spiegarmi ahahahaha...la pasticceria.
Non è per nulla facile abbinare queste due cose e molto spesso bisogna fare delle rinunce.
E' un lavoro molto pesante, non come un muratore, ma, mentalmente e manualmente se fatto nella maniera corretta.
E' difficile riuscire sincronizzare le due cose, i giorni liberi e le poche ora libere per allenarsi.

10) Come tutte le mie interviste ti chiedo: c'è qualcosa che vorresti aggiungere? Vuoi fare un saluto a qualcuno o un augurio?

Spero di riuscire ad essere motivato in quello che faccio finche avrò la forza e il tempo per farlo, se uno ci crede davvero qualsiasi cosa si può realizzare!
Ciao a tutti e grazie Fabio!
Ringrazio tutte le persone che mi sopportano e supportano e Mysticfreeride!

mercoledì 23 novembre 2016

CAMPIONI: INTERVISTA A BRUNO ZANCHI LEGGENDA DEL GRAVITY ITALIANO


Seguo le imprese di Bruno da quando per la prima volta sono salito su una mtb. All'epoca, internet non era così diffuso e se volevi documentarti dovevi leggere.
Io oltre a MTB Action, la versione americana che trovavo a volte in stazione a Milano (ovviamente numeri vecchi), leggevo TuttoMtb. Ebbene, a quei tempi sognavo sulle fotografie dei nostri campioni impegnati in coppa del Mondo, Herin, Bonanomi, il povero Fausti e ovviamente lui...Bruno Zanchi. Tra quelli citati, Bruno è stato ad oggi l'unico campione del mondo sfornato dalla nostra Dh. Ovviamente, cito solo il titolo più importante, ma, in mezzo ci sono svariati titoli italiani, un titolo europeo, tappe di world cup ecc. ecc.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo nel 2007, quando era a capo del team Axo Commencal, e ciò che mi colpì fu lo spessore morale della persona e la sua forma mentis da vero atleta.
Bruno è uno che sa costruire i successi.
La voglia di intervistarlo per farvelo conoscere meglio era veramente tanta e fortunatamente Bruno ha trovato tempo per concedermi questa bellissima intervista.
Mi auguro che la leggiate e rileggiate perché tra le righe, in mezzo ai preziosi consigli, c'è tanto da imparare.

1) Ciao Bruno, come stai ? Come si è conclusa la stagione, dal momento che ad oggi qualche "bilancio" l'avrai fatto?

Ciao Fabio e’ un po che non ti sentivo.
Ti direi tutto bene, si corre a destra e sinistra come al solito per lavoro e per riorganizzare la stagione 2017 tra sponsor, atleti, località varie, in versione Team Manager, atleta, e organizzatore con Romano Favoino per il Circuito DH Gravitalia.
La stagione 2016 si e’ conclusa in modo un po strano.
Mi spiego meglio; le certezze che avevamo con atleti del calibro di Nicola Casadei, Vincitore del Circuito Super enduro edizione 2015, sono sfumate a causa di due grossi infortuni che Nicola ha dovuto scontare, uno ad inizio anno (rottura dello scafoide) e il secondo a meta’ stagione (rottura dei legamenti crociati del ginocchio), perciò’ il nostro cavallino vincente fuori dai giochi.
Ma, nel frattempo, un buon Marcello Pesenti, ha preso in mano la situazione e ha fatto una buona crescita che gli ha permesso di vincere qualche prova speciale nel circuito Superenduro e ben figurare in qualche prova speciale del EWS, ritagliandosi qualche soddisfazione e regalando anche soddisfazioni al nostro team.
Louise, ha centrato la vittoria del circuito Super Enduro.
Che dire di Louise...una professionista, in primis come persona e poi come Super Mamma atleta.
Roberto, il “Ciambron ", ha fatto notevoli miglioramenti rispetto le scorse stagioni, infatti temo che prima o poi mi chiederà anche lui uno stipendio...ahahahaha
Gionata’ grande atleta e ragazzo di gruppo...stagione difficile sotto certi aspetti, attualmente non sono ancora riuscito a far esprimere il meglio delle suo talento e delle sue caratteristiche, ma, sono sicuro che sia solo una questione di tempo.
Gionata’ ha tutte le carte in regola per entrare tra i top rider a livello nazionale, deve solo iniziare credere di più’ nelle sue potenzialità.
Da ultimo chiaramente ho analizzato anche la mia posizione e che dire...sarei troppo di parte!!!
Mi Diverto, amo allenarmi, e qualche soddisfazione la porto ancora a casa.
Certo se avessi vinto a Finale Ligure la categoria contro Karim Amour certamente avrei fatto il mio compitino giusto, ma, quest'anno Karim era più’ forte.
Ne riparliamo a fine 2017...Ahahahaha

2) Ti conosco da diversi anni e ti seguo sin dai tuoi esordi. Sei stato e sei tutt'ora un punto di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi al settore gravity. Detto ciò, nonostante esistano persone e team come il tuo, mi sembra che l'Italia stenti a sfornare nuovi campioni. Da talent scout quale sei (ndr: Casadei, Colombo, Russotto e tanti altri), cosa manca nei giovani di oggi? Per quale motivo ragazzi molto forti non riescono poi a fare il salto?

Sono in stretto contatto con i miei atleti dal primo giorno che decidono di entrare nel mio Team e generalmente facciamo un programma a lunga scadenza con loro.
Stare pochi anni in un team serve a poco e non crei quel legame che possa spingere il ragazzo e me stesso a trovare da subito il giusto feeling e la strategia giusta per affrontare allenamenti e gare al limite.
Questa e’ una domanda che spesso mi sento fare e non e’ troppo semplice rispondere credimi, ci sono parecchi fattori che influenzano questa situazione.
Ma penso che i punti salienti siano i seguenti, e sia chiaro che non voglio svilire nessuno, ne tanto meno fare il saputello.
A FAVORE DELLE VECCHIE LEVE
- Grandi team che ci supportavano economicamente, per affrontare trasferte e uno stipendio a garanzia della nostra attività'.
- Inferiore la concorrenza nel numero di atleti partecipanti alle competizioni.
- Livello più’ basso, da parte dei top, ossia, meno atleti ad altissimi livelli. Ora sono in tanti tanti ad andare forte in pochi secondi
- MA SOPRATTUTTO...noi avevamo una voglia e una fame di vittoria pazzesca, sicuramente siamo nati in una generazione di gente più cattiva, agonisticamente parlando.
A SFAVORE DELLE NUOVE LEVE
- Pochissimi team ad altissimo livello in Italia per poter crescere, e grazie che almeno questi ci sono e ci credono.
- Troppa tecnologia che porta l’atleta ad avere sempre più scusanti che vantaggi per andare forte.
- I nostri atleti italiani rispetto a noi, hanno iniziato da ragazzini, mentre noi eravamo già’ più’ adulti, quindi, più’ maturi, ma, e’ anche vero che ad oggi hanno già un esperienza incredibile se consideri che a 21 anni hanno già’ girato mezzo mondo e gareggiato su tantissime piste del mondiale.
COSA SERVE PER CRESCERE ANCORA
- Allenarsi Molto di più’ sia fisicamente che tecnicamente.
- Scegliere dei partner di allenamento che possano spostare sempre più il tuo livello e migliorarsi a vicenda
- Credere in se stessi, sino in fondo e non partire con il presupposto che gli altri siano tutti dei fenomeni. Due braccia, due gambe, un cuore e una testa li avete anche voi, attaccate!!
- Essere meticolosi con il mezzo,ma non essere assillati e assillanti alla ricerca di tarature, geometrie, mescole e chi più’ ne ha più’ ne metta. Cosi facendo a volte si perde il focus della preparazione della gara perché si é alla ricerca solo dell'assetto, ma non della velocità’ sulla pista, o di quelle sensazioni di certezza di poter volare il giorno dopo, cose fondamentali per poter affrontare la gara al meglio e soprattutto al massimo.

Questo e’ il mio modesto pensiero, anche se e’ un discorso molto lungo e articolato, sarebbero veramente molti gli aspetti da considerare, non da ultimo, può’ darsi che sia anche vero che la vecchia generazione di atleti fosse realmente più veloce capace e probabilmente più forte.
Se vedi i vari Vouilloz, Peat, Herin, Barel, Migliorini, Bona, Caramellino, sono tutti atleti che sino a pochi anni fa’ o forse anche quest’anno sono ancora degli ossi duri e non ci stanno a perdere.

3) Mi dici come si fa a restare ad altissimi livelli agonistici come te allenandosi nei pochi momenti liberi come fai tu? Sei un alieno o la generazione Zanchi/Peat aveva una marcia in più?

Non voglio fare il super uomo, penso di essere sempre stato un atleta umile, penso che la nostra voglia di fare competizione e la voglia di fare fatica in allenamento ti porti ad arrivare alla domenica con un adrenalina e una voglia di gareggiare incredibile.
Se poi fai un mix di tutto questo e lo esasperi all’ennesima potenza il risultato e’ che anche a 43 anni come me e Peat o a 50 come Corrado Herin o i 46 di Mig, siamo ancora competitivi.
Abbiamo nel mirino sia durante gli allenamenti, sia durante la gara solo una cosa... andare forte e VINCERE.

4) Sei l'unico Campione del Mondo italiano nella dh da 25 anni a questa parte. Che effetto fa ?

EPOCA BIANCHI
Una volta mio zio mi disse, appena vinto il campionato del mondo: "caro Br1 questo francobollo sulla schiena non te lo toglierà’ mai nessuno".
Bello sapere di aver vinto un mondiale e’ una soddisfazione che resta indelebile.
Ma, non ti nascondo che se gli anni che ho dato parte della mia esperienza a Francesco Colombo, avessimo centrato il campionato del mondo, o fossimo arrivati a podio, sarei stato felice come quel giorno che ho tagliato il traguardo del Ciocco e vinto la mia maglia iridata.
Parlo chiaramente di Francesco perché e’ l’ atleta con il quale ho condiviso più tempo e più esperienze, durante questi anni, anche da preparatore.

5) Ritornando all'argomento "giovani leve", mi sembra che l'aspetto mentale sia generalmente trascurato. Avendoti visto più volte all'opera con i tuoi ragazzi, ho potuto constatare quanto tu lavori anche su di esso. Qual'è e quanto è importante nell'approccio all'attività agonistica?

Sono convinto che la gara la vinci in settimana durate gli allenamenti, ma, ATTENZIONE allenamenti duri.
Come dice un mio caro amico, la domenica si va solo per ritirare il premio.
Se un atleta si allena duro, forse corre il rischio anche di perdere alcune gare, perché arriva con le gambe finite e il fisico al limite.
Tuttavia, l’allenamento duro paga sempre e sta a te capire quando e’ ora di raccoglierne i risultati.
Ci dobbiamo confrontare con i migliori atleti al mondo, che magari sono anche più’ dotati rispetto a noi.
Io, ad esempio, mi sono sempre considerato un buon mediocre.
I fenomeni all'epoca erano i vari Vouilloz, Barel, Lopez, Pascal, Gracia, Peat, Misser, Tomac, ecc.
Essere dietro a questi "fenomeni" non mi faceva paura e non mi metteva in ombra.
Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato anche il mio turno, era solo questione di costanza e determinazione e, prima o poi, la gara congeniale o il tracciato più idoneo alle mie caratteristiche sarebbe arrivato.
L’importante era esserci al momento giusto, ovvero, quando senti dentro di te di potercela fare a dare il 101% .
L’aspetto mentale lo costruisci (ribadisco) durante gli allenamenti.
E' li che formi la determinazione e la costanza di avere nel mirino il tuo obbiettivo della gara della domenica.
Nelle discipline gravity hai la fortuna di correre per te stesso, e contro te stesso.
Il tempo lo determini tu e solo tu puoi dare il massimo, sentire certe sensazioni, come la paura, l’ansia, la voglia di partire dal cancelletto, il passaggio su un salto, o tra due pietre, o in mezzo a piante a full gas e dirti…"Br1 ti e’ andata bene questa volta...ma certamente hai guadagnato un secondino importantissimo, la gioia di una vittoria anche pelata per pochi decimi sul tuo acerrimo amico avversario.".
Tutto questo lo prepari a tavolino e durante gli allenamenti lo metabolizzi per arrivare alla domenica e esprimerlo al meglio.
La concentrazione di partire dal cancelletto e riuscire ad esprimere il 101% durante quei 3-4-5 minuti deve essere una sensazione già vissuta in allenamento e la devi solo rivivere durante la gara, non deve essere una novità, altrimenti, non hai fatto i compiti in modo perfetto.
Questo e’ il mio modo di allenarmi e di approcciarmi ad una gara.

6) Il tuo team è un po una scuola a 360 gradi. Raccontaci la filosofia che sta alla base e, soprattutto, se chiunque può affiliarsi o servono particolari doti.

Il Team oggi denominato Team Airoh Ion SantaCruz, ha nel corso degli anni cambiato un po la sua filosofia
In principio era nato per avere un gruppo di atleti molto ampio, pensate che in una stagione con il Team Raschiani-Kona, eravamo addirittura in 24 atleti, ripensandoci adesso, era pazzesco!!
Negli ultimi anni, abbiamo ridotto ai minimi termini l'organico, passando anche a soli 4/5 atleti (come attualmente).
I costi, gli impegni con gli atleti e la selezione per cercare di fare un ottimo lavoro di risultato, ha portato i team (compreso il mio) a dover lavorare con pochi atleti e ahimè dover scegliere i migliori.
Gli sponsor ed anche io in prima persona, vogliamo portare a casa il miglior risultato che, ovviamente, si esprime con una vittoria.
Ciò sia per la soddisfazione personale, sia per la crescita del nostro atleta.
Quindi, attualmente, si cerca di impostare un Team con uno/due atleti che portino un risultato quasi garantito e contemporaneamente di far crescere qualche giovane per portarlo ad alti livelli.
Questo e’ sempre stato il mio obbiettivo, cercare di dare l’opportunità ad un atleta Italiano di poter entrare nel Olimpo di qualche team internazionale e potersi giocare le proprie carte per qualche anno ad alti livelli.
Ricevo spesso chiamate e mail di richiesta di entrar a far parte del mio team.
Capisco la voglia di questi giovani ragazzi, ma, purtroppo, il team inizia a lavorare solo da certi livelli di capacita’, doti e performance.
Servirebbe qualche team minore che potesse far crescere i ragazzi sino ad un certo livello e poi magari passarli a team più’ organizzati in grado di dare quelle ulteriori nozioni necessarie a migliorare ulteriormente.

7) L'enduro è attualmente la disciplina che gode della maggiore diffusione. Cosa pensi di questo fenomeno che nel giro di tre anni ha avuto una crescita paurosa? Personalmente mi sembra che a volte si trascuri un poco troppo la preparazione tecnica, riducendo tutto a una questione di fiato e gambe. Che ne pensi?

L’enduro e’ una fantastica disciplina, nata per riportare la mtb alle origini.
Tutti noi facevamo enduro 20 anni fa’ per allenarci.
Adesso e’ diventata una disciplina e sta aprendo il mercato.
Menomale che qualcuno se l’è inventata!!!!!!!!
Se fai una valutazione a livello mondiale, tolti alcuni fenomeni, si parla di ex discesiti, che si sono trasformati in discesisti pedalatori.
La maggior parte campioni pluridecorati, per questo ci si dedica di più alla preparazione fisica e meno alla tecnica.
I top hanno già il pieno di tecnica, gli manca il motore che possa durare nel tempo, ecco perché’ e’ fondamentale allenarsi sulla resistenza, e magari un po meno sulla tecnica.
In più, le PS, normalmente sono delle prove di media difficoltà.
Questo, unito allo sviluppo di 40/60 km, non da la possibilità’ agli organizzatori di mettere passaggi o prove speciali proibitive, il rischio sarebbe troppo elevato, considerato che sono gare aperte a tutti, senza nessuna scrematura alla fonte.

8) Faccio ora una domanda al pro rider. Voglio togliermi una curiosità affidandomi alla tua esperienza. Che benefici ha portato l'affermarsi dello standard 650B rispettivamente sulle bici da dh e da enduro? Inoltre, che benefici può dare al semplice appassionato?

L’avvento della 27,5" o addirittura della 29" sulle bike da enduro ha cambiato totalmente il mercato.
Innanzi tutto ha creato un giro di resi da 26" per un nuovo acquisto sugli altri due standard in modo inquietante.
Oggi chi possiede una 26" e’ come se avesse una bici della preistoria..INCREDIBILE…
Il vantaggio e’ certamente notevole se calcoli, che puoi migliorare le tue performance da 1 a 2 secondi al minuto, in funzione del tracciato e degli ostacoli da superare.
La sola dimensione della ruota ti permette di rimpicciolire il rischio e aumentare la sicurezza, oltre che la velocità.
L’unica problematica, a mio parere, è data da certe aziende che non si sono ancora evolute con coperture e mescole all'avanguardia, ma, ci arriveranno in breve tempo.
I vantaggi, come ripeto, sono notevoli; facilita’ di oltrepassare l’ostacolo, più’ velocità in uscita di curva, stabilita’ migliore sui tratti veloci e scassati.
Svantaggi? Solo se un rider ha già difficoltà a gestire una 26", altrimenti sono molto più i vantaggi degli svantaggi.

9) Una volta mi hai raccontato di "collezionare" tutte le tue biciclette da gara. Quale ti piace di più ed a quale sei più affezionato?. Personalmente amavo la SC Super 8 rossa!!!!

Bhe vedo che ricordi bene…
Ognuna di quelle bike mi ha regalato vittorie e amare sconfitte
Ho la mia prima bike datata 1987, una Specialized Streetstumper e le ultime, un Santacruz Nomad e un Santacruz V10 parcheggiate nel salotto di casa.
Per me sono come un opera d’arte da guardare e amare, oppure odiare in altri momenti della mia giornata.
SANTACRUZ S8 BR1
In mezzo, tra la prima e l’ultima, ne possiedo circa una quarantina, tra SPECIALIZED, BIANCHI, SANTACRUZ, KONA, SCOTT, COMMENCAL, tutte bici fantastiche, mi viene la pelle d’oca ogni volta che le rivedo.
Vederle mi da sensazioni incredibili, ognuna ha la sua storia e i suoi aneddoti da poter raccontare...fantastiche!!!!!
La S8 rossa e’ nel Museo di Rob (ndr: Rob Roskopp cofondatore di Santacruz) a Santacruz, mentre la bici con cui ho vinto il Mondiale e’ in Bianchi Reparto Corse.
Le altre quasi tutte a casina.

10) Ringraziandoti per questa intervista, ti lascio chiedendoti: c'è qualcosa altro che vorresti che ti chiedessi? Vuoi lanciare un saluto, un augurio ai tuoi numerosi supporter?

Caro Fabio, direi che con queste 10 centrate domande mi hai dato l’opportunità di esprimere parecchi concetti, spero di non avervi annoiato, mi hai dato modo di raccontare parecchio di Br1 e del mio team, della mia visione di essere e fare l’atleta e te ne ringrazio.
Visto che siamo in prossimità’ del Santo Natale, farei due differenti auguri: il primo dedicato certamente a tutti quei ragazzi, che credono nel futuro di poter diventare ottimi downhille; a loro dico solo di non mollare, la strada sarà lunga, dura, magari anche con infortuni, ma se siete determinati arriverete anche voi a raggiungere il vostro obbiettivo.
Il secondo lo faccio più’ in generale.
Non so quando pubblicherai questa intervista, ma, un caro augurio di Buon Natale a tutti voi e alle vostre famiglie, un caro abbraccio a chi ha avuto la sfortuna di vivere il terrificante terremoto e ha perso i suoi cari, casa, lavoro e tanto altro, un caro abbraccio a tutti.

Br1

martedì 15 novembre 2016

INTERVISTA COL "GIANGI"



Come promesso dal momento in cui ho ripreso a scrivere su questo blog, inauguro una serie (spero lunga) di interviste.
Oggi tocca a una persona a me molto cara. Lo conosco credo da almeno 12 anni, ho lavorato al suo fianco ed ho imparato tanto.
Mi riferisco a Gianluca Romano (il Giangi), un ragazzo mosso da un autentica passione per la mtb. Un ragazzo come noi, che più di venti anni fa si è messo in gioco puntando tutto su se stesso e la collaborazione del suo amico Maurizio (altra grande persona).
In questa intervista Giangi parla delle nuove tendenze 2017, svelandoci qualche piccola, ma, succulenta news.
E' stata anche l'occasione per un approfondimento sulle sospensioni, argomento che è anche una passione per il Giangi.


GIANLUCA ROMANO A.K.A IL GIANGI


Quali sono le tendenze per la stagione 2017?

Sicuramente le bici da enduro domineranno. Sembra che le aziende stiano puntando sulle 29" con 160 di escursione e più in generale su un discorso freeride che era stato un po accantonato. Addirittura si vocifera di un nuovo arrivo in casa SantaCruz, ovvero, di un nuovo Nomad con escursione da 180, o forse, di un nuovo modello da 29" con escursione 160. Per ora sono solo voci, anche se sembra certo che Santa presenterà un nuovo modello sulle tendenze che ti dicevo. Si parla comunque di un qualcosa che "forse" arriverà a 2017 inoltrato, se non più tardi.

xc e dh che fine hanno fatto?

L'xc vive sempre del suo zoccolo duro. Esistono tantissimi gruppi di xc che continuano ad avere il loro appeal. Sicuramente i giovani sono più attratti da un discorso all mountain o enduro. 
Il dh secondo me è in ripresa, considerando che alcune tappe del circuito gravity hanno fatto anche 350/400 iscritti.
Restano comunque numeri che non trovano riscontro nelle vendite.
Chi vuole affacciarsi al mondo gravity predilige la bicicletta da enduro che è sicuramente più sfruttabile e polivalente.
Se compri un dh non c'è né.....o usi i furgoni o gli impianti!!!!!

Sicuramente nell'aftermarket le sospensioni hanno oggi un ruolo dominante.
I tuoi consigli: cosa e come scegliere. Vale la pena investire di più su un ammo o su una forcella risparmiando qualcosa, ad esempio, sul gruppo?

Assolutamente si. Soprattutto sulle bici da dh o da enduro. Fox per me rimane il prodotto migliore sul mercato, diciamo che è un 50% sopra il resto. Tuttavia anche Marzocchi, recentemente acquistata da Fox e con prezzi più bassi è un ottima scelta. Anzi, quest'anno la gamma Marzocchi è stata aggiornata con importanti miglioramenti tecnici (es: hanno eliminato il problema delle boccole strette), ma, la vera rivoluzione arriverà nel 2018/19, quando usciranno i primi prodotti Fox/Marzocchi.

In Lombardia sei definito il mago delle sospensioni. Che servizi offri?

In primo luogo noi effettuiamo la revisione ordinaria di forcelle e ammortizzatori. Molti negozi spediscono il tutto alla casa madre, noi da quando esistiamo facciamo tutto in casa. 
Poi siamo un centro autorizzato Andreani e questo vuol dire che riusciamo esattamente a tarare e modificare forcelle e ammortizzatori sulle esigenze del rider, ovviamente quando queste sono precise. E' un "tocco in più".

Quali sono i difetti nella taratura che riscontri maggiormente? Per l'utente medio quale dovrebbe essere il set up di partenza?

Il difetto più comune che riscontro è quello di non provare a modificare la pressione delle unità ammortizzanti. Come acquistano la bici così la tengono. Alcuni che provano a modificare la pressione si basano troppo sulle indicazioni del sag. Il sag è una buona base di partenza per effettuare la taratura, ma, non è vangelo. La forcella e l'ammortizzatore devono funzionare, devono essere sfruttati nella loro corsa e adeguati al proprio stile e alle proprie capacità.
Capita di vedere bici di clienti con ammortizzatori o forcelle che lavorano solo per metà della corsa. E' inutile avere escursione se poi non la sfrutti.

La migliore bici da enduro per i tuoi gusti?

Non ho dubbi, la Yeti SB6. E' impressionante

Gare ne fai ancora?

Si certo magari tirando un po di più i freni...considerando i recenti infortuni

Che bici consiglieresti per un utilizzo fun e quale per un utilizzo più race?

Bhe, per divertirsi consiglierei la Mondraker Foxy. Sono rimasto impressionato dalla sua pedalabilità e soprattutto dalle potenzialità in discesa. E' facile da condurre, 140 mm di escursione posteriore sono più che sufficienti per l'escursionismo o per divertirsi nei park. Se invece vuoi maggiori prestazioni (in discesa), oppure vuoi fare qualche garetta, in tal caso consiglio di stare su un 160 mm.

Quindi che cosa consiglieresti come bici da enduro? Due ipotesi: una con un occhio al budget, l'altra senza limiti di spesa?

Qui si apre un mondo. La scelta è vasta, tuttavia per un badget medio consiglio la Mondraker Dune 2017 in alluminio. Costa € 3000, ma in buona sostanza è pronto gara: reggisella telescopico, Yari da 160, RS Monarch + , cerchi tubeless ready e gruppo Sram NX.
Per chi non bada a spese...Yeti SB6.

La fama ha il suo prezzo. Tante lodi e tante critiche. Qual'è la più frequente?

Purtroppo la nostra lentezza, o il fatto che non riusciamo a consegnare la bicicletta o i materiali nei tempi prefissati. Tuttavia, ci stiamo lavorando e ti dico che già da quest'anno stiamo cercando di distribuire meglio i lavori in modo da riuscire a rispettare i tempi.

Ti diverte ancora la mtb?

Tantissimo. Se non fosse la mia passione non sarei riuscito a raggiungere i risultati che oggi vedi. Ti dico che se un giorno non dovessi più sentirla...con ogni probabilità questo fantastico castello crollerebbe.

Conclusioni ?


Grazie per questa bella intervista.